IL PALAZZO

La storia

L’origine del Palazzo di Città o palazzo Pretorio, noto anche come Palazzo delle Aquile, è rimasta incerta fino alla seconda metà dell’ottocento. Una leggenda racconta che a posare la prima prima pietra dell’edificio fosse stato Federico II d’Aragona attorno al 1300. A dare una definitiva smentita alla falsa data di fondazione furono nel 1875 Giuseppe Meli e Fedele Pollaci Nuccio che trovarono il documento di fondazione ‘ex novo’ del palazzo, risalente al 1463.
Nel documento, Pietro Speciale, il pretore che governava la città a quel tempo, stabilisce la necessità di costruire un palazzo per la sede comunale degno della città di Palermo, appellata per storia e ruolo politico ‘Chitati principali di lu regno’.
I lavori di edificazione del palazzo iniziarono nel 1470 e si conclusero nel 1478 presumibilmente ad opera del maestro Iacopo Bonfante, ordinario del Senato.

La costruzione del palazzo Pretorio (così chiamato dall’abitazione del pretore che si trovava nell’edificio stesso) comportò la demolizione di sette case nell’area appartenenti al convento di Santa Caterina. L’opera venne finanziata direttamente dalla cittadinanza e a questo proposito vennero imposte nuove tasse sulle carni e sul vino, quindi fu una libera scelta della comunità e non l’imposizione di un sovrano straniero.
Dalla fondazione quattrocentesca di Palazzo Pretorio ci sono stati numerosi interventi di ampliamento nel corso del 500’, del 600’, dopo il terribile terremoto del 1823 e dopo l’unità d’Italia.
Intorno al 1553 il palazzo fu ampliato e fu rifatta la facciata su piazza Pretoria.

In questo periodo a Palermo ci furono molti cambiamenti nella gestione politica della città, venne meno l’elezione diretta dei magistrati cittadini chiamati giurati e venne invece istituita la carica ereditaria di senatore che proveniva sempre dalla classe nobiliare palermitana. Sempre nel 500’ si sviluppò la tendenza a mistificare l’origine di Palermo con la leggendaria alleanza fra la città e Roma. Palermo era stata appellata ‘urbs’ e si era fregiata dello stemma con l’aquila grazie al sostegno dato nella battaglia contro il cartaginese Asdrubale. ‘Tacta fide, socium fecit sibi Roma Panormum: hinc aquila, et praetore, et decus urbis adest’, recitava la scritta collocata nel portone d’ingresso su un gruppo marmoreo con un uomo e una donna vestiti alla romana, che si riteneva donato da Roma in atto di riconoscenza agli alleati palermitani.
In realtà il distico latino è un falso storico ad opera del poeta corleonese Giovanni Naso, cancelliere del senato nel 1477. Oltre all’origine romana dello stemma con l’aquila altri studiosi nel tempo ne hanno ipotizzato una derivazione Fenicia e Sveva.

Tra il 1615 e il 1617 il palazzo fu nuovamente rinnovato da Mariano Smeriglio e infine, in occasione del restauro, avvenuto nel 1875, ad opera dell’architetto Giuseppe Damiani Almeyda.
Dopo l’unità d’Italia si perse l’abitudine di chiamare la sede del Comune ‘Palazzo Senatorio’, che restò per qualche tempo senza un appellativo particolare. La suggestione per un nuovo nome, arrivò ai palermitani dall’architetto Damiani Almeyda che lo definì come ‘Palazzo delle Aquile’, dall’emblema della città riportato in numerosi esemplari all’interno e all’esterno dell’edificio, come le quattro aquile che si affacciano dagli angoli del cornicione superiore (Domenico Costantino, 1876) e quella in marmo sopra il portale d’ingresso (Salvatore Valenti 1879).