IL GENIO

divider

divider

La capacità di rinnovamento della città di Palermo

divider

 

Nel primo pianerottolo di palazzo Pretorio che conduce al piano nobile, si trova la statua del Genio di Palermo, già in età preromana ‘Genius loci’ e protettore pagano della città come testimoniano i miti tramandati da Ovidio nel I secolo a.C. e da Pausania nel II secolo d.C.
La statua del Genio venne ritrovata nel 1596 nelle cantine di palazzo Pretorio e fu sistemata sullo scalone monumentale dal Pretore Francesco Del Bosco, conte di Vicari.
Essa fu collocata in una conca marmorea, sostenuta da una colonna di porfido che poggiava su un basamento in marmo grigio di Billiemi con alle estremità due puttini in marmo di Carrara.
La statua è attribuita ad Antonio da Como, collaboratore di Domenico Gagini.
‘Il Genio di Palermo’ si presenta come un uomo anziano, coronato e barbuto, ma con il corpo da giovane e con un serpente in braccio che gli morde il petto.
Secondo la nota lettura di Vincenzo Di Giovanni (XVII secolo), l’uomo barbuto e coronato è Palermo, il serpente è invece Scipione l’Africano aiutato dai palermitani nella guerra contro i cartaginesi. In segno di riconoscenza egli avrebbe donato alla città la conca aurea, con al centro una statua di guerriero che nutriva dal petto un serpente.
Sotto il Genio nella conca è posta la scritta ‘Panormus conca aurea suos devorat alienos nutrit’ (Palermo conca d’oro divora i suoi e nutre gli stranieri).
Una delle interpretazioni più note della scritta ritrae Palermo come luogo benevolo con gli stanieri (ad esempio con i mercanti) ed ingrato con i propri figli.
Altre letture si collegano invece ad una simbologia saturnina che vede il Genio come protettore laico di Palermo come la Santuzza (Santa Rosalia) ne è quello religioso.
Storicamente entrambi hanno Monte Pellegrino come luogo sacro e di culto, così come entrambi vengono posti nella facciata a protezione di Palazzo Pretorio (la Statua di Santa Rosalia e il piccolo Genio sull’aquila).
A rafforzare questa interpretazione troviamo la presenza della roccia, simbolo del Monte Pellegrino, in altre rappresentazioni del Genio che si trovano in città (Garraffo, Piazza Rivoluzione, Villa Giulia).
Il Genio – Saturno come simboleggia la presenza del serpente Uroboros rappresenterebbe quindi l’eterno ritorno della prudenza, della fertilità e della spinta al rinnovamento della città di Palermo. Sottolineando la capacità del Genio in quanto tempo, di creare sempre il cambiamento.
Per approfondire guardare il video.
In siciliano il Genio di Palazzo Pretorio è detto ‘Palermu u nicu’ (Palermo il Piccolo) in confronto a Palermo ‘u grandi”( Palermo il Grande o Genio del Garraffo), opera di Pietro de Bonitate (1483), collocata dal ‘600 nell’edicola dove si trova ancora oggi in via Argenteria.
A Palermo esistono altre sette rappresentazioni monumentali conosciute del Genio di Palermo.