LA FONTANA

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Il giardino del Palagio del Senato

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Quando nel 1570 il Senato Palermitano decise di intraprendere la trattativa per acquistare la spettacolare fontana fiorentina di Don Luigi di Toledo, da collocare davanti al palazzo del Pretore dal lato del Cassaro, piazza Pretoria non esisteva ancora.
I documenti rinvenuti, infatti, parlano di case da demolire per creare il piano dove collocarla, i lavori furono ultimati nel 1573.
Nel 1574 arrivarono da Firenze i 644 pezzi della fontana e fu incaricato di montarla.
l’architetto Camillo Camilliani, figlio dello scultore manierista fiorentino Francesco Camilliani che ne aveva scolpito i pezzi.
I lavori di montaggio si trascinarono per molti anni e i costi furono altissimi, per le problematiche inerenti al montaggio di una fontana destinata ad uno spazio diverso (cioè ad un giardino e non ad una piazza), per la necessità di ricevere altri pezzi per completarla e anche per questioni inerenti all’approvvigionamento idrico per consentirne il funzionamento.
Nel 1584, dopo ben dieci anni, la fontana venne finalmente consegnata alla cittadinanza palermitana. Il monumento, a cui lavorarono anche maestranze locali per la costruzione delle 20 vasche ellittiche, è costruito su uno spettacolare complesso scenografico di giochi d’acqua dal gusto già barocco e risulta fra le opere più suggestive della città. Grazie alla meravigliosa fontana la piazza Pretoria fu definita ‘come un giardino del Palagio del Senato’.
Le statue provenienti da Firenze rappresentano soggetti mitologici, mostri, ninfe, teste di animali, sirene e divinità pagane come Cerere, Apollo, Ercole, Venere, Diana, Adone, Bacco, infine i quattro fiumi palermitani Maredolce, Papireto, Oreto (che originariamente rappresentava il fiume fiorentino Arno) e Gabriele (originariamente il fiume toscano Mugnone).
I palermitani nel XVII e XVIII secolo videro nella fontana con le statue nude la rappresentazione allegorica della corruzione dei loro governanti, per questo la soprannominarono “Piazza della Vergogna”.
L’opera fu interessata nel tempo da continui interventi di restauro per i danni alle statue, infestate da muschi, licheni e capelvenere e per il degrado della struttura generale, l’ultimo intervento completato nel 2003.