ATRIO

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‘cu fa beni, beni aspetta’

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All’interno del Palazzo Pretorio nella parete orientale dell’atrio si trova la statua del grande poeta dialettale palermitano Giovanni Meli (1740-1815), scolpita da Vincenzo D’Amore nel 1888 e qui trasportata da Villa Giulia.
La sua opera poetica fu pubblicata in sette volumi nel 1814. Fra i più noti componimenti “La fata galanti”, “L’egluga in lodi di lu gattu”, “L’origini di lu munnu’ e ‘Le favuli morali’ .
Nelle opere spicca l’ironia, la vena della caricatura ed il forte senso di giustizia.
I componimenti sono tutti in dialetto siciliano. La prima lingua letteraria della Scuola Poetica Siciliana di Federico II, il cui primato è riconosciuto anche da Dante nel ‘De vulgari Eloquentia’.
Giovanni Meli è ricordato nel Pantheon di San Domenico da un imponente monumento funebre, opera di Valerio Villareale, nella statua in piazza Stazione Lolli, infine su due lapidi che indicano la sua abitazione primitiva in via Seminario ltalo Albanese e la casa in cui visse e morì in via Maqueda al n. 331.